Close

Ci si può ammalare di emozione e pensieri negativi? – Quando esiste una cura anche all’invisibile

Mal d’amore, terrore di affrontare un discorso pubblico, la paura assoluta dei ragni o di essere rifiutato dall’altro sesso: situazioni spiacevoli se limitate nel tempo, invalidanti per la vita di tutti i giorni quando protratte e non risolte. Il disagio che attanaglia, che stringe (ansia = ango, ere – stringere, soffocare) coloro che soffrono di quei disturbi associabili all’ansia può indurre a deviare in atteggiamenti poco auspicabili per un sano stile di vita: si smette di guidare, si rinuncia a presentarsi al lavoro, non si parla in pubblico, ci si chiude in casa e in se stessi.

“Lo so benissimo e la mia vita, neanche ora che è al suo culmine, ha un momento che sia veramente tranquillo; là in quel punto del musco opaco posso essere colpito a morte e nei miei sogni c’è spesso un grugno bramoso che vi annusa continuamente”.

Nel suo racconto “La tana” (1923/24) Kafka espresse magistralmente l’evoluzione di un sentimento di preoccupazione per la propria incolumità e sopravvivenza nell’opprimente stato d’ansia nei confronti di un nemico che esiste solo nella mente dell’ambigua creatura messa in scena, fino alla necessità di rinchiudersi nella sua tana mentale e fisica, lastricata di mille labirinti scavati sotto terra. L’ansia dell’animale non è più rivolta a un pericolo reale ma l’attivazione fisiologica è la medesima presente in situazioni minacciose: il sistema nervoso autonomo simpatico preposto alla risposta di fuga di fronte al pericolo simula gli stessi sintomi. E dunque il povero animale si trova a vivere in costante apprensione!

Un circolo vizioso di pensieri negativi e atteggiamenti deleteri.

Anche chi non si occupava di Psicoterapia aveva compreso l’importanza dello studio dei pensieri negativi e della relazione tra questi e le azioni conseguenti: Gurdjieff, mistico del Novecento ne fece il cardine del proprio lavoro.

“La lotta contro l’espressione delle emozioni sgradevoli non è soltanto un eccellente metodo di osservazione di sé, essa ha pure un altro significato: è una delle rare direzioni nelle quali un uomo può cambiare le sue abitudini senza provocarne altre indesiderabili”.

La storia dell’Uomo è ricerca della felicità e soddisfazione e non vi è stato filosofo, politico, scrittore che non abbiano desiderato affrontare l’argomento nel tentativo di una soluzione.

A Marco Aurelio si attribuisce il pensiero “Bisogna eliminare non solo le azioni ma anche i pensieri non necessari, perché così non terranno loro dietro, come inevitabile conseguenza, neppure azioni inutili … Sopprimi la tua opinione ed avrai cancellato il ‘sono stato insultato’. Sopprimi il “sono stato insultato” e avrai cancellato l’insulto” e non è un caso che la più attuale REBT ( Terapia Razionale  Emotiva Comportamentale) abbia tratto ispirazione da un passato filosofico epicureo e stoico e il suo fondatore, Albert Ellis, sia stato influenzato dal pensiero buddista (la corrente Zen) e dalla semantica di Korzbosky, il focus dei cui studi era la potenza del linguaggio sul pensiero.

Nata come RET (Terapia Razionale Emotiva) venne ribattezzata REBT per volontà dello stesso Ellis: “A distanza di quarant’anni da quando ho creato ed ho cominciato ad utilizzare la Terapia Razionale Emotiva (RET), ho deciso di cambiarne nome in Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (rational-emotive behavior therapy/REBT), questo per il fatto che essa è sempre stata spiccatamente cognitiva, molto emozionale e particolarmente comportamentale. Come ebbi già da specificare nel 1962 nel volume Reason and Emotion in Psicoterapy (pubblicato in italiano dalla casa editrice Astrolabio col titolo Ragione ed emozione in psicoterapia) la REBT “insiste nel prescrivere esercizi comportamentali e nel desensibilizzare e decondizionare il comportamento sia durante la seduta di psicoterapia che tra una seduta e l’altra”. Inoltre “la REBT è nel contempo sia prettamente razionale, persuasiva, interpretativa, filosofica che attivo, direttiva-emotiva-centrata sull’azione.

Giovane timido e timoroso nell’esporsi in pubblico, da ragazzo Ellis si costrinse ad approcciare quasi cento ragazze per vincere il suo imbarazzo e la paura del rifiuto avendone infine la meglio!

Un atteggiamento pragmatico che anticipava i fondamenti della REBT per cui cambiare è possibile e cambiare in meglio è auspicabile per vivere la vita assaporandone le più sottili sfumature.

I nostri comportamenti sono il risultato di ciò che pensiamo; se il modo di pensare è distorto la conseguenza è un comportamento disfunzionale; i problemi comportamentali possono essere risolti e i pensieri irrazionali essere sostituiti con pensieri maggiormente razionali.

Ellis abbandonò il suo percorso psicoanalitico a metà degli anni cinquanta per dedicarsi completamente alla RET ed è con il saggio del 1955 “New approches to psychoterapy techniques” che questo nuovo metodo venne inizialmente denominato Rational-Therapy, poi rinominato Rational-Emotive Therapy (RET) per finire in REBT (Terapia Razionale Emotiva Comportamentale).

Una metodologia vera e propria, fatta di tecniche e compiti a casa associabili ad ogni area di intervento: i migliori maestri di noi stessi siamo noi…quando ci è stata indicata la strada adatta.

 “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via,
dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti sollleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
dalle ossessioni delle tue manie.” – La Cura di Battiato

Vi è una cura per tutto ciò che desideriamo evolvere in meglio.