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L’arte di vivere: conosci te stesso per fare Pace con il tuo Mondo Schema Therapy

La complessità dell’uomo non è riconducibile all’analisi delle singole componenti: è un cerchio perfetto dove ogni azione ha una sua origine anche quando questa non è facilmente individuabile. Oggi la medicina riconosce in tutto il suo splendore l’essenza olistica dell’essere umano, condizione da sempre percepita da mistici e religiosi.

Alla luce di questa consapevolezza le Psicoterapie che propongono approcci integrati riscontrano i migliori risultati ai fini della guarigione e più basse percentuali di drop out (abbandono del trattamento).

Dagli studi e dall’intuizione, affatto scontata, di Jeffrey Young nasce la SCHEMA THERAPY, proposta Psicoterapeutica che comprende tecniche di Terapia Cognitivo Comportamentale, in unione ad elementi della teoria dell’attaccamento, della Gestalt, terapie interpersonali e psicodinamiche. Grande utilità da questa particolare tecnica ne traggono tutte quelle psicopatologie fortemente radicate, croniche e di difficile risoluzione, quali i Disturbi di Personalità e la Depressione cronica.

“Dottore guarirò, in quanto tempo guarirò, starò meglio?”

Il vero assillo di chi soffre è sapere se la cura sarà protratta a un tempo infinito o se può sperare di condurre presto una vita più appagante.

Certo, non è possibile generalizzare una tempistica comune per i diversi interventi ma va ricordato che la SCHEMA THERAPY, servendosi di una serie di tecniche precise mira a intervenire in modo pratico per modulare obiettivi condivisi da paziente e terapeuta , che si alleano in una vera e propria battaglia contro la sofferenza.

Il vero successo di questo orientamento è ascrivibile a una peculiarità per la quale si è riscontrato il minor tasso di abbandono della terapia: la SCHEMA THERAPY  si rivolge al ‘Io Bambino dimenticato e offeso’, il bambino che sono stato e che ha sofferto per deprivazioni emotive e, forse, per abusi sepolti nella memoria ma  mai completamente cancellati.

“L’accesso diretto al Bambino Vulnerabile costituisce l’elemento fondamentale perché il terapeuta sia in grado di soddisfare tali bisogni, e rappresenta il pilastro del trattamento” , così si legge  nel report di uno studio pubblicato nel American Journal of Psychiatry.

Esistono bisogni universali – che vanno ben oltre i desideri – e ancestrali in cui ognuno di noi si può riconoscere e da questo assunto la SCHEMA THERAPY crea la propria impalcatura. La SCHEMA THERAPY riconosce di fondamentale importanza:

  • bisogni di sicurezza, stabilità, cura e accettazione;
  • bisogni di autonomia, abilità e senso d’identità;
  • bisogno di sentirsi liberi di esprimere esigenze ed emozioni;
  • bisogno di spontaneità e gioco;
  • bisogno di limiti realistici che favoriscano il manifestarsi dell’auto-controllo.

Ognuno di noi differisce per temperamento e circostanze di crescita così da vivere i propri bisogni differenti per intensità:  il benessere psicologico deriverà comunque dal sentire soddisfatte queste stesse necessità emotive.

Qualora la persona a cui è affidata la nostra cura non soddisfa questi bisogni si vengono a creare gli “Schemi Maladattivi Precoci” (SMP).

Jeffrey Young li definisce  come: “un tema o un aspetto generale e pervasivo: comprende ricordi, emozioni e cognizioni. É relativo a sé e alle proprie relazioni con gli altri. Insorge durante l’infanzia o l’adolescenza e viene elaborato nel corso della vita”. E’ come imparare ad allacciarsi le stringhe delle scarpe quando siamo ancora bimbi ma imparare nel modo sbagliato, poco funzionale (le stringhe si slacciano sempre sul più bello, quando non dovrebbero e io inciampo!) e portare avanti questo unico modo che, seppur poco utile è purtroppo l’unico che conosciamo.

Nel corso della vita ci abituiamo a loro, ci conviviamo, divengono terreno conosciuto che tendiamo a non abbandonare per il nuovo.

E così sceglieremo sempre fidanzate/i sbagliate/i; commetteremo sempre lo stesso errore professionale; adotteremo lo stesso ragionamento di fronte a eventi che, invece, potrebbero essere interpretati sotto diversi punti di vista: per noi saremo sempre e comunque noi quelli sbagliati (l’arrosto si è bruciato perché mi sono dimenticato di spegnere il fuoco: sono  sbagliato in tutto, non sono capace neanche di fare un semplice arrosto!); l’esame è fallito perché non ho studiato perfettamente: il vero fallimento sono io! e tutto questo inconsapevoli a noi stessi, non vedendo di essere all’interno di un circolo vizioso, il classico serpente che si morde la coda.

I nostri Schemi Maladattivi divengono una sorta di ammortizzatori che ci permettono di non soccombere di fronte a una realtà ben più complessa, per la cui presa di coscienza abbiamo bisogno di aiuto, a diversi livelli: lavorando sulle emozioni per meglio comprenderle e calibrarne l’intensità e operando un cambiamento direttamente sul comportamento per acquisire strategie funzionali (cognitivo, emotivo e comportamentale).

Young ha elaborato 18 schemi mal adattivi raggruppati in 5  macro aree (spesso i pazienti ne presentano anche più di 3):

1. DISTACCO E RIFIUTO

  • DEPRIVAZIONE EMOTIVA – Vi è la credenza che i propri bisogni emotivi primari (bisogni di affetto, di vicinanza, di amore, di accudimento…) non saranno mai soddisfatti dagli altri; questo schema si sviluppa in bambini i cui genitori sono freddi o lontani o noncuranti dei bisogni sopra descritti.
  • ABBANDONO/INSTABILITÀ – Aspettativa che presto si perderà qualcuno a cui si era legati emotivamente; questo schema si sviluppa generalmente in bambini che hanno vissuto il divorzio o la morte dei genitori oppure sono stati lasciati da soli per lunghi periodi, ad esempio a causa di una malattia della madre.
  • SFIDUCIA/ABUSO –  Apettativa che gli altri intenzionalmente facciano del male, imbroglino o cerchino di approfittarsi di noi per trarre vantaggi; I pazienti con questo schema durante l’infanzia possono essere stati vittime di abusi o erano trattati ingiustamente dai genitori, fratelli o coetanei.
  • ESCLUSIONE SOCIALE/ALIENAZIONE –  Credenza che si è isolati dal mondo, diversi dalle altre persone; convinzione che si sviluppa in bambini che percepiscono se stessi o le loro famiglie come diversi.
  • INADEGUATEZZA/VERGOGNA –  Credenza di essere sbagliati internamente, tanto che se gli altri si avvicinassero se ne renderebbero conto e si allontanerebbero immediatamente; questa sensazione porta spesso a un forte senso di vergogna. In genere questo schema si sviluppa in bambini i cui genitori sono stati molto critici e che li hanno fatti sentire indegni di amore.

2. MANCANZA DI AUTONOMIA E ABILITÀ

  • FALLIMENTO –  Credenza di essere incapaci di riuscire in ambiti come la carriera, la scuola o lo sport. I pazienti con questo schema spesso non si sforzano di far nulla perché credono di non farcela. Questo schema si sviluppa in bambini che sono stati molto criticati
  • DIPENDENZA/INCOMPETENZA –  Credenza di non essere in grado di gestire con competenza e indipendenza le responsabilità quotidiane. Persone con questo schema si appoggiano spesso in modo eccessivo agli altri; in genere i genitori di questi pazienti non hanno incoraggiato i loro bambini a essere indipendenti e a sviluppare fiducia nella capacità di prendersi cura di se stessi.
  • VULNERABILITÀ AL PERICOLO E ALLE MALATTIE – Credenza di essere sempre sul punto di vivere una catastrofe (finanziaria, naturale, medica, penale, ecc.). Di solito almeno un genitore di questi pazienti era estremamente timoroso e trasmetteva al bambino il messaggio che il mondo fosse un posto pieno di pericoli.
  • INVISCHIAMENTO/SE POCO SVILUPPATO – Eccessivo coinvolgimento emotivo nei confronti dei genitori o del partner, accompagnato da una scarsa identità individuale; schema spesso causato da genitori ipercontrollanti e iperprotettivi che scoraggiano il bambino a sviluppare un distinto senso di sé.

3. MANCANZA DI REGOLE 

  • PRETESE/GRANDIOSITÀ – Convinzione di poter fare, dire o avere tutto quello che si vuole indipendentemente dalle conseguenze per sé e gli altri. Lo sviluppo di questo schema è favorito da genitori non fissano limiti su ciò che è socialmente appropriato e ciò che è inadeguato.
  • AUTOCONTROLLO O AUTODISCIPLINA INSUFFICIENTI – Incapacità di tollerare qualsiasi frustrazione nel raggiungere i propri obiettivi, oppure all’incapacità di trattenere impulsi o sensazioni. La predisposizione a questo schema è favorita da genitori che non hanno modellato l’autocontrollo o che non hanno insegnato la disciplina ai loro figli.

 4. ECCESSIVA ATTENZIONE AI BISOGNI DEGLI ALTRI

  • SOTTOMISSIONE – Credenza di doversi piegare al controllo altrui per evitare conseguenze negative. Spesso questi pazienti temono che, se non si sottomettono, gli altri si arrabbieranno o li rifiuteranno. Durante l’infanzia era generalmente presente un genitore ipercontrollante.
  • AUTOSACRIFICIO – Questo schema si riferisce al sacrificio eccessivo dei propri bisogni per aiutare gli altri. Quando questi pazienti prestano attenzione alle loro esigenze, spesso si sentono in colpa. Durante l’infanzia le persone con questo schema si sono sentite responsabili del benessere di uno o entrambi i genitori.
  • RICERCA DI APPROVAZIONE O RICONOSCIMENTO – Eccessiva enfasi posta sul guadagnare l’approvazione e il riconoscimento degli altri a scapito delle proprie reali esigenze. I pazienti con questo schema sono in genere estremamente sensibili al rifiuto da parte degli altri. Di solito non hanno ricevuto amore incondizionato e accettazione da parte dei genitori nei loro primi anni di vita.

5. IPERCONTROLLO E INIBIZIONE

  • INIBIZIONE EMOTIVA – Credenza che si debbano sopprimere le emozioni e gli impulsi spontanei, soprattutto la rabbia, perché qualsiasi espressione di sentimenti può danneggiare gli altri o portare alla perdita di autostima, all’imbarazzo o all’abbandono. Questi pazienti appaiono tesi e privi di spontaneità. Tale schema è spesso favorito da genitori che, direttamente o indirettamente, scoraggiano l’espressione dei sentimenti.
  • STANDARD SEVERI/IPERCRITICISMO –  Convinzione che qualunque cosa venga fatta non è mai abbastanza. Di solito i genitori di questi pazienti non erano mai soddisfatti e offrivano ai loro figli un amore condizionato e subordinato al successo, a scuola o nello sport.
  • NEGATIVITÀ/PESSIMISMO – Questo schema riguarda il concentrarsi sugli aspetti negativi della vita, minimizzando quelli positivi. I pazienti con questo schema non sono in grado di godere delle cose belle che accadono loro, perché sono preoccupati dei dettagli negativi o dei potenziali problemi che potrebbero insorgere. Normalmente hanno avuto un genitore che si preoccupava eccessivamente.
  • PUNIZIONE –  Convinzione che le persone meritano di essere punite duramente per gli errori commessi. Le persone con questo schema sono ipercritiche e spietate nei confronti di se stesse e degli altri. Durante l’infanzia almeno un genitore aveva uno stile punitivo nel controllare il comportamento.

Paradossalmente tali Schemi Maladattivi vengono agiti nella vita perché si mantengano e perdurino mettendo in atto diverse strategie, dalle distorsioni cognitive che plasmano la realtà, agli stili di vita autodistruttivi per autoalimentare lo schema. Questi schemi sono veicolati da strategie di adattamento definite MODE.

I MODE che possono attivarsi sono quattro: Il Coping, il Bambino, il Genitore e l’Adulto sano.

In particolare:

  • Il MODE Coping Disfunzionale: viene messo in pratica nell’Arrendersi allo Schema, Evitare lo Schema, Sovracompensare lo Schema
  • Il MODE Bambino: nell’accezione di Vulnerabile, Arrabbiato, Impulsivo, Felice
  • Il MODE Genitore Disfunzionale: in cui vengono riproposte le figure genitoriali –  Genitore Punitivo, Genitore Esigente/Critico
  • Il MODE Adulto Funzionale:  ovvero un Adulto sano che accudisce e protegge

Il lavoro del terapeuta prevede l’instaurarsi di una relazione di fiducia con il paziente per entrare in contatto con il suo bambino dai bisogni  non soddisfatti: il terapeuta diventerà la base sicura a cui affidarsi.

Il punto di forza della SCHEMA THERPY è il suo rivolgersi a diverse tecniche in previsione di risultati ottimali.

Tecniche Immaginative, Interpersonali, Cognitive, Comportamentali saranno gli strumenti di elezione per intraprendere un viaggio affascinante alla ricerca di un sé dimenticato ma al quale è ancora possibile rivolgersi con la delicatezza che anche la Creatura del Dottor Frankenstein richiedeva come diritto dal momento in cui il suo stesso creatore gli aveva dato la luce!