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Traumi che tornano alla mente – Esperienze intrappolate nella psiche EMDR

Una telefonata. E’ trascorso un mese, forse due.

Una telefonata che ha portato la disperazione, il pianto, le urla e, infine, il silenzio del lutto.

Una telefonata a cui associo  pensieri e sensazioni vissute in modo così vivido che non potrò più dimenticare perché è come se si cristallizzassero e si congelassero e, nonostante il trascorrere del tempo, ne dovrò rivivere l’intensità immutata anche quando l’evento sarà ormai distante.

Per quanto tempo potrò sopportare queste emozioni intollerabili prodotte da un evento tanto traumatico?

Questa potrebbe non essere la domanda corretta: forse sarebbe bene  chiedersi se è giusto vivere infinitamente un dolore. Un dolore che mina subdolamente quell’equilibrio che ci fa credere che la vita vada vissuta pienamente.

Traumi non elaborati e metabolizzati – lutti, violenze, soprusi – possono virare in disturbi psicologici dei quali il Disturbo da stress post traumatico (PTSD) presenta i sintomi più evidenti: immagini, pensieri o sensazioni in forma di ricordi insistenti, sogni in cui il trauma viene rivissuto, flashback e immagini che vanno a replicare l’evento.

EMDR (Eye Movement Desensitisation and Reprocessing – Desensibilizzazione e Rielaborazione tramite movimenti oculari) riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nell’agosto  2013  come la tecnica Psicoterapeutica Evidence Based (ovvero basata su prove scientifiche) che risponde meglio in assoluto alle richieste di cure a seguito di eventi traumatizzanti. Le ricerche in atto offrono risultati positivi nella risoluzione dei sintomi in percentuali tra l’84% e il 90% e dimostrano modificazioni a livello cerebrale a seguito di una seduta psicoterapeutica con EMDR confermandone l’efficacia neurobiologica.

Cosa cambia realmente?

“Il trauma blocca il sistema di rielaborazione: l’ EMDR riattiva il sistema innato di rielaborazione; con la stimolazione bioculare (il terapeuta sposta con rapidità due dita congiunte della propria mano, da destra a sinistra e il paziente segue con gli occhi) il sistema di elaborazione si riattiva mentre la persona è concentrata sul ricordo. Man mano le  emozioni defluiscono, la carica emotiva si desensibilizza; fino a desensibilizzare lo stesso ricordo, non l’esperienza. L’EMDR è una tecnica che interagisce con la nostra struttura neurobiologica. E’ stato verificato che le aree cerebrali che si attivano quando il trauma non è ancora elaborato sono l’ area limbica, l’amigdala e la corteccia prefrontale; dopo la seduta si è potuto riscontrare che le stesse non sono più attive mentre si attiva l’area cognitiva visiva corrispondente a ciò che il paziente sta dicendo in quel momento, a come vede il ricordo, sempre più lontano; anche l’ippocampo si ripristina nelle sue dimensioni dopo la terapia, area cerebrale che, infatti, risulta ridotta nelle persone traumatizzate”

Ma come si struttura l’EMDR?

Questa particolare metodologia si serve della stimolazione dei movimenti bi-oculari: il paziente segue i movimenti ritmici del terapeuta quasi ad accompagnarli ma è altresì possibile agire modulando ritmicamente su una porzione del corpo, quale, ad esempio, la zona del ginocchio/coscia.

Questa alternanza destra-sinistra, destra-sinistra, destra-sinistra…attiva l’elaborazione del ricordo, intrappolato e cristallizzato, dell’evento traumatico.

Fu Francine Shapiro, ideatrice della tecnica a teorizzare che l’elaborazione di un ricordo avviene in entrambi gli emisferi cerebrali (ognuno dei quali è preposto a un certo tipo di memoria)e ricreare meccanicamente la stimolazione – con l’intervento dei movimenti del terapeuta – ha il potere di ripristinare l’equilibrio tra i due emisferi. In questo modo il ricordo tenderà a sbiadire progressivamente risultando meno invasivo senza intaccare l’importanza dell’esperienza.

Quest’intuizione teorica si associa a un’altra teoria che si basa sulla connessione dei movimenti ritmici  proposti dallo psicoterapeuta ai movimenti oculari che avvengono in fase di sonno REM (Rapid Eye Movements/Movimenti Oculari Rapidi). Si pensa che il sonno REM sia uno stato  in cui le memorie traumatiche trovino una soluzione e, dunque, imitandolo si favorisca la stessa intervenendo con un aiuto esterno.

Buoni risultati sono stati riscontrati nel trattamento di vittime di catastrofi naturali o agenti quotidianamente sottoposti ad eventi fortemente destabilizzanti (incendi, terremoti…).

Per queste persone diventa fondamentale parlare del proprio dolore anche se non è sempre facile ma non parlarne sarà ancor meno opportuno nel tempo, ibernando lo stesso in una dimensione irreale da dove dovrà essere scovato perché ci si possa immettere su una strada di piena guarigione.

La ragione di Seneca nell’affermare che “il grande  dolore è muto” è la stessa di San Tommaso che riconosceva quanto “il dolore se condiviso si dimezza”.

Verità che si riconoscono nel tempo.